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Prima del trucco c'è un progetto. Prima del progetto c'è una donna da ascoltare.

Immagine del redattore: Diana D'Armiento
Diana D'Armiento
16 giu
Tempo di lettura: 3 min


Qualche settimana fa ho seguito una sposa che mi ha ricordato esattamente perché, qualche anno fa, ho deciso di cambiare completamente il modo in cui lavoro con le future spose.

È arrivata come arrivano quasi tutte.

Con una raccolta di screenshot salvati da Instagram, Pinterest e chissà quanti altri angoli di internet.

Occhi luminosi, pelle perfetta, modelle bellissime, fotografie impeccabili.

Il classico moodboard da sposa.

E qui arriva il primo problema.

Molte di quelle immagini non rappresentano donne reali.

Sono modelle professioniste, fotografate con luci perfette, ritoccate, spesso molto più giovani della persona che ho davanti.

Alcune, oggi, non rappresentano nemmeno persone esistenti: sono immagini generate dall'intelligenza artificiale.

Eppure è assolutamente normale prenderle come riferimento.

Lo facciamo tutti.

Vediamo qualcosa che ci emoziona e pensiamo: "Ecco, mi piacerebbe essere così".

Il mio lavoro, però, non è copiare quella fotografia.

È tradurre quell'ispirazione su una persona reale.

Con il suo viso.

Con la sua pelle.

Con le sue abitudini.

Con la sua personalità.

E soprattutto con il suo modo di sentirsi bella.


La prima prova: quando il trucco è giusto ma non è quello giusto

Durante la consulenza abbiamo analizzato insieme le immagini che aveva raccolto.

Abbiamo individuato una direzione e l'abbiamo trasformata in un trucco reale.

Tecnicamente funzionava.

Era equilibrato.

Era elegante.

Era esattamente ciò che quelle fotografie suggerivano.

Ma c'era un problema.

Lei non si riconosceva.

L'occhio le sembrava troppo carico.

Si sentiva appesantita.

Continuava a guardarsi allo specchio con quell'espressione che ogni truccatrice conosce molto bene: non stava dicendo che il trucco fosse brutto.

Stava dicendo che non era lei.

È una differenza enorme.

Perché un trucco può essere bellissimo e comunque essere sbagliato.


I dubbi, i messaggi e i ripensamenti

È tornata a casa non completamente convinta.

E lì è iniziata la parte più importante del percorso.

Sono arrivati messaggi.

Nuove immagini.

Nuove idee.

Nuovi dubbi.

Qualcuno potrebbe considerarlo un problema.

Io no.

Anzi.

È esattamente il motivo per cui ho costruito il metodo Unconventional Bride.

Perché la prima prova non è una sentenza.

Non è il momento in cui una sposa deve decidere tutto per sempre.

È il momento in cui inizia a capire cosa vuole davvero.

Più parlavamo e più emergeva un dettaglio interessante.

Mi stava mostrando continuamente nuove fotografie, ma soprattutto mi stava mostrando come si truccava abitualmente.

I colori che sceglieva.

L'intensità che preferiva.

Le sfumature che la facevano sentire a suo agio.

In pratica, senza rendersene conto, mi stava dicendo la verità.

Non voleva diventare un'altra persona per il giorno del matrimonio.

Voleva essere sé stessa.

Solo nella sua versione migliore.


La seconda prova: finalmente lei

A quel punto tutto è diventato più semplice.

Non abbiamo inseguito altre immagini.

Non abbiamo cercato nuove tendenze.

Non abbiamo rincorso il trucco perfetto di qualcun'altra.

Abbiamo semplicemente preso ciò che lei già amava di sé e lo abbiamo valorizzato.

La seconda prova è stata completamente diversa.

Non perché io abbia fatto qualcosa di straordinario.

Ma perché finalmente stavamo lavorando nella direzione giusta.

Lei si riconosceva.

Si sentiva bene.

Si sentiva bella.

C'erano ancora piccoli dettagli da perfezionare.

Un rossetto da modificare.

Qualche intensità da calibrare.

Ma il percorso era ormai chiaro.


La sorpresa più grande: il giorno del matrimonio

Confesso una cosa.

Quando si lavora con una persona molto attenta ai dettagli, che osserva tutto e che cambia idea diverse volte durante il percorso, si può pensare che il giorno del matrimonio sarà complicato.

Anch'io lo pensavo.

Invece è successo esattamente il contrario.

È stato uno dei servizi più fluidi che abbia mai fatto.

Nessun dubbio.

Nessuna indecisione.

Nessun ripensamento dell'ultimo minuto.

Perché tutto il lavoro difficile era già stato fatto.

Avevamo parlato.

Provato.

Sbagliato.

Corretto.

Ragionato.

Ascoltato.

Quando è arrivato il giorno del matrimonio, non c'era più nulla da inventare.

C'era soltanto da realizzare ciò che avevamo costruito insieme.

L'ho truccata in tempi rapidissimi e con una serenità che raramente si ottiene quando si cerca di decidere tutto in un unico appuntamento.


Perché continuo a credere in questo metodo

Questa esperienza mi ha ricordato una cosa importante.

Molte spose non hanno bisogno di qualcuno che dica loro come dovrebbero apparire.

Hanno bisogno di tempo per capire come vogliono sentirsi.

E spesso la risposta non si trova nell'ennesima immagine salvata su Pinterest.

Si trova guardando sé stesse.

Capendo cosa amano davvero.

Accettando che una fotografia perfetta non è necessariamente il punto di arrivo.

Perché il trucco sposa più riuscito non è quello che assomiglia a una modella.

È quello che permette a una donna di guardarsi allo specchio e riconoscersi.

E quando succede, il giorno del matrimonio diventa sorprendentemente semplice.

 
 
 

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